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Chiesa Santi Bernardo e Dalmazzo

SCHEDA DESCRITTIVA

La chiesa parrocchiale dei santi Bernardo e Dalmazzo sorge all'interno
dell'abitato storico di Roaschia, a ridosso dell'omonima piazza sulla quale
convergono le principali strade del piccolo borgo alpino.
La chiesa è conosciuta a partire dall'inizio XIII secolo quando viene citata tra le
dipendenze sottoposte agli abati di Pedona. La scarsità di elementi disponibili
non permette di stabilire con certezza la conformazione dell'edificio citato in
questa occasione, ma è probabile che la sua impostazione non fosse distante da
quella descritta da alcuni documenti del XVI secolo, quando l'edificio era
composto da un'unica navata coperta da una volta in tegole.
L'attuale chiesa è però il risultato della ricostruzione messa in opera nei primi
anni del XX secolo, quando l'edificio venne ricostruito con un'unica navata priva
di abside coperta da una volta a botte.
All'esterno la facciata scandita da quattro lesene è coronata da un timpano di
matrice neoclassica ed è decorata sopra il portale da un riquadro raffigurante san
Dalmazzo in abiti militari. All'interno le pareti dell'aula sono decorate con motivi
fitomorfi e vengono scandite da lesene dipinte con effetto marmorizzato e
capitelli corinzi.


APPROFONDIMENTO

La chiesa parrocchiale dei santi Bernardo e Dalmazzo sorge all'interno
dell'abitato storico di Roaschia, a ridosso dell'omonima piazza sulla quale
convergono le principali strade del piccolo borgo alpino.
Come per altri beni culturali della Valle Gesso legati alle vicende storiche
dell'abbazia di Pedona, la prima notizia utile sull'edificio risale alla seconda metà
del XIII secolo, quando Papa Innocenzo IV concesse all'abate Anselmo la bolla
Religiosam Vitam (1246), nella quale tra gli altri venivano riportati i numerosi
possessi dell'abbazia di Pedona collocati in valle ossia gli … hospitalia sancti
Antonii di Intracquis, sancti Martini de Valderio, … santi Eusebii de Andon, (sancti
Dalmatii) de Rovasca, … sancte Marie de Aradolo ( 1 ).
È questo il momento della nascita documentaria e quindi storica dell'edificio
sacro dedicato a San Dalmazzo, al quale nel Cinquecento viene affiancata la
dedicazione a San Bernardo che a partire dal 1985 rimane l'unico titolare della
parrocchia ( 2 ).
Un documento emanato circa venti anni dopo la bolla di Innocenzo
IV cita infatti la chiesa di San Dalmazzo come il luogo dove la comunità di
Roaschia prestò giuramento di fedeltà agli abati di Pedona (1262), mentre nel
corso del XIV secolo la chiesa è annoverata tra le pievi facenti capo ai Vescovi di
Asti dal registro diocesano compilato per ordine del Vescovo Arnaldo de Roseto
(1345) ( 3 ).
La scarsità di elementi documentari non permette di stabilire con certezza la
conformazione dell'edificio citato da Innocenzo IV nella sua Bolla ( 4 ), mentre risulta
possibile ricostruire l'evoluzione della fabbrica in epoca moderna e
contemporanea quando la chiesa acquistò la conformazione attuale.
È comunque quantomeno probabile che l'impostazione medievale non dovesse
risultare troppo distante da quella descritta nella visita apostolica condotta dal
Nunzio Girolamo Scarampi nel 1583, quando la fabbrica era formata da un'unica
navata con un pavimento in calce rotto in diversi punti e una volta in tegole
chiusa all'interno da un tavolato in legno, decoroso ma rotto presso la parete del
pulpito del predicatore ( 5 ). Diversa è la situazione che circa un secolo più tardi
viene rilevata nel corso della vista pastorale condotta dal vescovo di Mondovì
Michele Beggiamo (1659), il quale descrive un edificio ancora composto da
un'unica navata, che viene definita voltata, dotato di pulpito, confessionale e
soprattutto – per il tema in esame – di una reliquia di san Dalmazzo donata dal
precedente vescovo di Mondovì Carlo Ripa e conservata nella sacrestia
all'interno di una decorosa urna di legno ( 6 ). Nessuna informazione sulla fabbrica
viene fornita dagli atti della visita pastorale condotta dal vescovo di Mondovì
Michele Casati (1757) ( 7 ), lo stesso fanno quasi un secolo dopo gli atti della visita
pastorale di Mons. Bruno di Samone, primo vescovo della neonata diocesi di
Cuneo (1820) ( 8 ).
Alla luce di questa ricostruzione, la storia architettonica dell'edificio deriva
sostanzialmente dalla stratificazione di tre fasi costruttive: una fase strutturale di
epoca medievale rinnovata nel corso del Seicento quando la chiesa venne
riedificata a croce greca con una copertura a volta e un'ultima fase
contemporanea conclusa entro il 1905, quando la navata venne ampliata con un
corpo sproporzionato nel presbiterio e la fabbrica venne riedificata in stile
neoclassico ( 9 ).
La chiesa come si presenta oggi si compone quindi di un'unica navata priva di
abside e coperta da una volta a botte alla quale sono annessi l'edificio canonicale
e il campanile. La facciata coronata da un timpano di matrice neoclassica è
scandita da quattro lesene ed è decorata sopra il portale da un riquadro
raffigurante san Dalmazzo in abiti militari. All'interno le pareti dell'aula sono
decorate con motivi fitomorfi e vengono scandite da lesene dipinte con effetto
marmorizzato e capitelli corinzi. L'aula non conserva particolari elementi di pregio
e dalla bibliografia consultata non sono state trovate indicazioni circa la reliquia
di San Dalmazzo citata dalle visite Beggiamo e Ripa.

( 1 ) La bolla è conosciuta grazie a una copia imitativa realizzata nel 1308 e conservata presso l'Archivio Vescovile di Mondovì (pergamena n. 1).
Il documento è stato più volte pubblicato, ma manca un'edizione critica; l'edizione più recente e quella pubblicata da G. Comino in AA. VV., San Dalmazzo di Pedona.
Le sue dipendenza e antichi luoghi di culto, Cuneo 2013 (I ed. 1990), pp. 6-7.
Per un approfondimento bibliografico sul documento si veda C. Tosco, San Dalmazzo di Pedona.
Un'abbazia nella formazione storica del territorio dalla fondazione paleocristiana ai restauri settecenteschi, Cuneno 1996, p. 66.

( 2 ) A. Rosso – M. Rosso – G. V. Pinach (a cura di), Amedeo Bruno Conte di Samone.
Visita pastorale nella diocesi di Cuneo 1819-1821, Cuneo 2007, pp. 212-217.

( 3 ) Le vicende citate sono riportate in M. Ristorto, Roaschia, cenni storici, Cuneo 1990, pp. 38-40 e in AA. VV., San Dalmazzo … op. cit., p. 10.

( 4 ) Altre citazioni di epoca medievale riferite alla comunità di Andonno sono riportate in I. Giacchi.
Le antiche pievi dell'attuale Diocesi di Cuneo, in «Bollettino storico-bibliografico subalpino», vol. LXXIV.2 (1976), pp. 399-456 (nello specifico pp.455-456).

( 5 ) A. Rosso – G. V. Pinach (a cura di), Gerolamo Scarampi.
Visita apostolica della diocesi di Mondovì 1582-1583, Cuneo 2004, pp. 445-449.

( 6 ) A. Rosso – G. Visio Pinach (a cura di), Monsignor Michele Beggiamo.
Visita pastorale nella diocesi di Mondovì 1658-1661, Cuneo 2008, pp. 212-223.

( 7) Il verbale di vista non fornisce elementi sulla struttura generale dell'edificio mentre descrive puntualmente dotazione e prerogative degli altari.
Il visitatore afferma inoltre di aver sigillato con il proprio sigillo piccolo la reliquia di San Dalmazzo [A. Rosso – G. Visio – Pinach (a cura di), Michele Casati.
Visita pastorale nella diocesi di Mondovì 1755-1759, Cuneo 2013, pp. 257-263]

( 8 ) Rosso - et al., Amedeo ... op. cit., pp. 212-217.

( 9 ) Rosso - et al., Amedeo ... op. cit., p. 212.









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