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Associazione Turistica PRO LOCO di Roaschia

Sede legale: Casa Comunale, 12010 Roaschia (CN)
Sede operativa: via M. Barale, 4 - 12010 Roaschia (CN)
Partita IVA 02937350045
indirizzo e-mail: Proloco-roaschia@libero.it

Presidente - GHIBAUDO Aldo
Vice Presidente - FANTINO Silvio
Vice Presidente - GIRAUDO Giuseppe
Segretario - FAVAGROSSA Pier Roberto
CONSIGLIO DIRETTIVO:
AIME Dario, AIME Giampiero, AIME Silvia, FANTINO Silvio,
FAVAGROSSA Pier Roberto, FERRERO Claudio, GHIBAUDO Aldo,
GHIBAUDO Ezio, GIRAUDO Giuseppe, GIRAUDO Giuseppe, VALENTI Renata
FESTA DELLA LAVANDA
Quest’estate, la domenica 6 agosto è stata dedicata alla “festa della lavanda”. E’ riuscita molto bene, sono stati distribuiti oltre ai mazzolini di lavanda, dolci preparati dalle signore del paese e la partecipazione della popolazione è stata molto numerosa. La lavanda ha richiamato alla mente un periodo in cui la sua raccolta era anche fonte di un modesto guadagno per i roaschiesi che, di buon’ora andavano a raccoglierla e, per i ragazzini, significava guadagnare qualche soldino per poi a S. Bernardo comprarsi il gelato (lu gelatu) dal gelataio che arrivava da Cuneo con il suo carrettino. Nel periodo di raccolta veniva l’isupei con gli alambicchi, si piazzava nei prati della Dragonera (ora piazza Monte Ortigara) e verso sera tutta la gente si radunava per assistere alla procedura della distillazione che terminava con l’olio profumatissimo che si propagava per tutto il paese. Altra nota molto simpatica era che le donne venivano con i loro secchi e prendevano l’acqua della prima distillazione per lavare i pavimenti delle case, quasi tutti fatti di mattoni, lasciando un fresco profumo. Il progresso, per quanto bene accetto, spesso ci priva di cose semplici che con il tempo ci fa apprezzare ancora di più il loro ricordo.
Mappa di raccolta della lavandaLa raccolta
La conca di Roaschia era ricca e feconda di profumate praterie estese alle più alte cime tra le quali primeggia il “Bèc d’Orel” che custodiva gelosamente la Stella Alpina (Edelweis) dai petali vellutati. Ma la montagna di Roaschia era tutta profumata di un altro prodotto: “l’ysöp” – lavanda, che presentava una pregevole risorsa di quasi tutta la Valle Gesso. Uomini, donne, ragazzini armati di “masuèrot” (piccolo falcetto dal manico ricurvo), all’alba si snodavano nei vari siti di raccolta. Era un precedersi un con l’altro per accaparrarsi i ciuffi più prosperi. La raccolta veniva effettuata in due modi: taglio col falcetto, ma non troppo profondo per non incidere sul futuro sviluppo ... oppure “sbrundulà o sbrulà o sbriular”: venivano portate sullo stelo le dita della mano e con un consone gesto si traeva a se il fiore puro deponendolo nella “chiura”, specie di grembiule doppio cinto alla vita. Questi due procedimenti di raccolta ... differenziavano il prezzo. L’autorità comunale ... “y butava a l’incant”, all’asta; il territorio di appartenenza ed il miglior offerente che s’aggiudicava l’asta, si posizionavano in un sito accordato dando inizio alla distillazione. La popolazione a sua volta veniva avvertita dal Messo comunale o il facente funzioni, tramite la “cria” che avvisava i raccoglitori ponendogli l’obbligo di conferire tutto il prodotto al tale aggiudicante. Per due settimane circa tutti i borghi di montagna emanavano un profumo tagliente, penetrante, il quale si perdeva nei crocicchi della Valle. Sul finir della raccolta, e perciò gli ultimi distillati, l’addetto al marchingegno offriva ai giovincelli un botticino di essenza di seconda, cioè quasi lo scarto ... ma era profumato ... sì che basta. I giovincelli alle feste patronali si sporcavano il viso ed i polsi, cercando i primi approcci con le ragazze. La lavanda essiccata è stata la guardiana delle terme nei “cofy”, i bauli pieni di lingeria dei nostri vecchi. L’essenza di lavanda, aggiunta all’alcool, veniva strofinata sulle parti doloranti degli arti; si diceva che avesse virtù medicamentose per artriti e reumatismi. Ricordo da piccino veniva bruciato un mazzolino essiccato nella stanza dove vi era un morto in attesa di sepoltura; questo rito voleva esser si di rendere meno maleodorante ... ma pure di irrorare il defunto nel suo ultimo viaggio di profumo di monte. La lavanda veniva usata, e tutt’ora ripresa pure nella cucina, con varie ricette. Per intere generazioni è stata una risorsa per tutta la Valle. Con l’abbandono dell’uomo e di tutto ciò che ne comportava, anche questo fiore si è perso col progresso. E’ mancato il vero custode, il natural guardiano del monte ed esso si è impoverito; rimane un ricordo d’un tempo che fu. Quel tempo lontano quando poco era tanto ... e tanto era impossibile per l’uomo del monte. Forse un dì, questo fiore, stupendo fiore profumato, macchierà ancora i nostri pendii, tutto sta nella volontà dell’uomo.

Mario FANTINO “Grièt”